L’evento di curling delle Olimpiadi invernali è esploso in polemiche la scorsa settimana quando un acceso scambio tra giocatori canadesi e svedesi si è trasformato in accuse di imbroglio intrise di volgarità. Mentre la copertura mediatica e i dibattiti sui social media si concentrano su una possibile violazione delle regole – un leggero tocco di pietra dopo il rilascio – la vera storia risiede in una rottura più profonda con i principi di lunga data dello sport.
L’incidente: la risoluzione del battibecco
Durante una vittoria per 8-6 per il Canada, il vice-skip svedese Oskar Eriksson ha accusato il canadese Marc Kennedy di aver toccato illegalmente la pietra dopo che aveva lasciato la sua mano. Kennedy ha risposto con imprecazioni, dicendo a Eriksson di “vaffanculo” due volte. Il momento è diventato rapidamente virale, con analisti da poltrona che analizzavano replay al rallentatore e offrivano opinioni su uno sport che molti non avevano mai visto seriamente prima.
Sebbene Kennedy probabilmente abbia violato una regola tecnica, l’infrazione è stata lieve: una frazione di pollice vicino alla hog line, a 93 piedi dal bersaglio. Le prove suggeriscono anche che altre squadre, inclusa la Svezia, si impegnano in simili sottili aggiustamenti. Il tecnicismo è quasi irrilevante.
Lo spirito del curling: dove sta il vero attacco
Il curling non è solo una questione di regole; si tratta di come tali regole vengono rispettate. Lo sport funziona secondo un codice d’onore non scritto, in cui ci si aspetta che i giocatori si autoregolamentino e diano priorità al fair play rispetto alla vittoria. Questo “spirito del curling” è fondamentale.
La squadra svedese ha violato questo spirito contestando immediatamente lo spettacolo pubblicamente, invece di fidarsi dei giudici o fare affidamento su una condotta da gentiluomo. I canadesi hanno risposto respingendo apertamente l’accusa e inasprendo il conflitto con un linguaggio volgare.
Autoregolamentazione e ruolo dei vice-skip
L’incidente è particolarmente grave perché ha coinvolto i vice-skip, i giocatori responsabili del mantenimento dell’ordine e della risoluzione delle controversie. Nel curling, come nel golf, ci si aspetta che i giocatori dichiarino i propri falli. Il fatto che siano stati gli amministratori del gioco a impegnarsi in questo battibecco è motivo di imbarazzo per lo sport.
Il precedente storico è chiaro: le infrazioni minori vengono generalmente gestite con fiducia e sportività. In una recente partita di doppio, una squadra ha accidentalmente calciato la propria pietra e la squadra avversaria ha semplicemente chiesto loro di riposizionarla senza coinvolgere gli arbitri.
Perché è importante: oltre lo spettacolo olimpico
Il curling esiste in una nicchia unica: uno sport competitivo ma cordiale che attira ogni quattro anni una base di fan devota (ma piccola). Lo sfogo rischia di offuscare la reputazione di questo sport in termini di fair play e relax.
Il danno a lungo termine potrebbe essere significativo. Marc Kennedy, un bigodino decorato, ora potrebbe essere ricordato più per questo battibecco che per i suoi successi atletici. Lo sport stesso rischia di essere definito da questo incidente negli anni a venire. La domanda è: questo sarà un valore anomalo o un sintomo di cambiamenti più ampi nella sportività?
L’incidente serve a ricordare che anche negli angoli più oscuri dei Giochi Olimpici, i valori fondamentali della competizione e del rispetto contano ancora. E per coloro che hanno veramente a cuore il curling, questa è una controversia di cui vale la pena fregarsene.
