La recente esplosione di interesse per il software agente di intelligenza artificiale OpenClaw in Cina rivela un cambiamento fondamentale: gli utenti ordinari sono ora disposti a pagare per i servizi di intelligenza artificiale, un comportamento precedentemente insolito in un mercato abituato a software gratuito basato sui dati. Sebbene molte persone sperassero in una produttività dell’IA senza sforzo, la realtà è stata molto più complessa, ma la tendenza economica di fondo è chiara.
L’ascesa della mania dell'”aragosta”.
OpenClaw, soprannominato “aragosta” da alcuni utenti cinesi, è diventato virale dopo che gli influencer dei social media hanno dimostrato il suo potenziale per il trading azionario e gli investimenti automatizzati. Il software ha dato vita a workshop in tutta la Cina, attirando centinaia di persone desiderose di imparare come implementarlo. Le aziende tecnologiche e i governi locali hanno risposto rapidamente, integrando OpenClaw nelle piattaforme e offrendo sussidi agli imprenditori. La frenesia ha portato anche alla diffusione di immagini virali di cittadini anziani in fila per installare il software, evidenziandone l’attrattiva diffusa.
Tuttavia, l’esperienza è stata irregolare. Gli utenti senza competenze tecniche si sono trovati rapidamente alle prese con porte API, errori di configurazione e cicli infiniti di “lavorarci sopra” da parte dei loro agenti. Nonostante l’hype, molti hanno trovato OpenClaw inutilizzabile senza competenze di codifica. Un utente, George Zhang, ha abbandonato il commercio di azioni con la sua aragosta e l’ha riproposta per l’aggregazione di notizie del settore AI.
Il business dietro il buzz
I veri vincitori non sono i singoli utenti, ma le aziende tecnologiche cinesi che capitalizzano l’aumento della domanda. Aziende come Tencent, Alibaba, ByteDance e Z.ai hanno riconosciuto la produttività dell’intelligenza artificiale FOMO (paura di perdere qualcosa) come una rara opportunità per monetizzare i servizi di intelligenza artificiale. La chiave sta nelle chiamate API LLM: una singola istanza di OpenClaw consuma molti più token di un tipico chatbot, garantendo entrate continue ai fornitori.
Poe Zhao, un analista tecnologico, spiega che gli ingegneri di Tencent hanno persino allestito dei tavoli fuori dalla sede centrale per aiutare gli utenti a installare il software gratuitamente : un chiaro incentivo per incentivare l’utilizzo delle API. Il sistema funziona perché anche le installazioni fallite generano comunque costi simbolici.
Barriere tecniche e costi nascosti
Il processo di installazione stesso si è rivelato impegnativo per molti. Song Zhuoqun, una stagista di una startup AI, ha passato ore a incollare il codice generato dal chatbot Doubao di ByteDance in OpenClaw, solo per riscontrare ripetutamente errori. Changpeng Zhao, fondatore di Binance, si è lamentato del fatto che il tempo post-installazione venga impiegato “per modificare quell’inutile aragosta che non può fare nulla”.
La maggior parte degli utenti non tecnici si affida a server cloud noleggiati e modelli LLM a pagamento (come Kimi), aggiungendo costi significativi. L’esecuzione di OpenClaw per un anno può facilmente superare i 30 dollari e le attività complesse prosciugano ulteriormente i budget dei token. Alcuni utenti scherzano sul fatto che OpenClaw sarà presto sostituito da stagisti non retribuiti, un’alternativa più economica al consumo costante di token.
La risposta del gigante tecnologico: artigli proprietari
Praticamente tutte le principali aziende tecnologiche cinesi si sono affrettate a creare la propria versione di OpenClaw: QClaw di Tencent, ArkClaw di ByteDance, KimiClaw di Moonshot e AutoClaw di Z.ai. Questi cloni proprietari promettono un’installazione più semplice e una perfetta integrazione con gli ecosistemi esistenti, ma mirano principalmente a bloccare gli utenti nelle loro piattaforme.
La conclusione è che la mania cinese di OpenClaw dimostra la volontà della gente comune di pagare per l’intelligenza artificiale. Questa volontà guiderà ulteriori sforzi di monetizzazione da parte dei giganti della tecnologia, anche se l’esperienza dell’utente rimane imperfetta per molti. La vera corsa all’oro non riguarda il software in sé; si tratta delle entrate sostenute derivanti dai clienti paganti.
