Sepp Blatter non si è limitato a gestire il calcio. Ha progettato la sua impronta globale. La sua ascesa non è stata casuale. È stata un’espansione calcolata del potere a trasformare lo sport in una macchina mondiale.
Tutto iniziò nel 1975. Blatter fu nominato direttore del dipartimento tecnico della FIFA. La sua prima mossa importante? Istituzione del Mondiale Under 20. Questo non era solo un altro torneo. È stata la fondazione di una nuova gerarchia nel calcio giovanile internazionale.
Nel 1981 aveva fatto carriera fino a diventare segretario generale. Poi, l’8 giugno 1998, ha assunto l’incarico di vertice. Presidente.
Il suo mandato ha trasformato l’organizzazione. Il roster dei tornei FIFA si è ampliato. Blatter non si è fermato alla partita maschile senior. Ha creato nuove strade per la concorrenza. Seguì il Mondiale Under 17. Poi il Mondiale per Club. La Coppa del Mondo femminile ha ottenuto un enorme sostegno istituzionale. Si sono aggiunti anche Beach Soccer e Futsal. Questi non erano progetti collaterali minori. Si trattava di espansioni strategiche in mercati di nicchia e in fasce demografiche sottoservite.
Ma i tornei erano solo metà dell’equazione. Blatter si concentrò molto sulle relazioni. Coltivò legami con figure influenti. La strategia? Obiettivo Asia e Africa. Queste regioni offrivano un potenziale non sfruttato. Hanno fornito leva politica. Hanno ampliato la portata della FIFA in mercati che in precedenza erano stati trascurati dalle potenze calcistiche europee.
Non si trattava solo di far crescere il gioco. Si trattava di garantire il futuro della FIFA. Inserendo l’organizzazione nel tessuto culturale e politico del Sud del mondo, Blatter ha assicurato che il calcio rimanesse centrale per le identità nazionali in tutti i continenti.
Il risultato? Un panorama calcistico che non assomiglia per niente a quello che ha ereditato. Un Paese in cui ogni Paese, indipendentemente dalle sue dimensioni, ha un ruolo nella narrativa globale.














